Schedule 2016

Preseason (2-2) Regular Season (4-7)
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28-24
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21-20
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9-17
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25-27
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0-28
W
9-3
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37-32
W
17-13
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19-30
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28-31
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10-17
30/10
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10-13
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9-6
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10-14
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21-49
4/12
19:00
11/12
22:25
15/12
2:25
24/12
22:25
1/1
22:25
 

L'Affaire Dickerson

Scritto da Giacomo Giannecchini.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Scherza coi fanti ma lascia stare i santi. Questo diceva il sagrestano a Cavaradossi nella Tosca di Puccini. Scherza pure con i ragazzi, ma lascia stare le persone importanti, le figure di rilievo. Chissà se esiste un corrispettivo di questo buon consiglio negli Stati Uniti.
A giudicare da ciò che ha fatto Jeff Fisher diremmo proprio di no. Infatti, il buon baffone, che quest'anno sembra non imbroccarne una nemmeno con i suggerimenti da casa, questa volta ha veramente fatto traboccare il vaso, la caraffa e anche lavandino.
Pare proprio che il flebilissimo legame con la “fanbase” dei Rams, a questo giro, si sia strappato irrimediabilmente. Cerchiamo di ricostruire i fatti con ordine.
Il ritorno dei Rams a Los Angeles è stato organizzato in maniera certosina, cercando di ricollegare gli arieti con il luogo che li ha visti protagonisti per oltre 40 anni. Los Angeles è la casa dei Rams, su questo non si discute, ma se stai via da casa per 20 anni, quando torni hai bisogno di ricollegare un po' di cose. E' evidente.
Per rinfrescare quella magia, quel rapporto interrotto bruscamente tra la squadra e la città, serviva per prima cosa sottolineare la discendenza diretta tra i nostri attuali beniamini e le leggendarie glorie che hanno animato le domeniche del Coliseum e di Anaheim fino al 1995. Ed infatti Jim Everett, Jackie Slater, Jack Youngblood, Vince Ferragamo, Eric Dickerson e tanti altri miti del football in gialloblu, hanno prestato la loro immagine per ricucire tutto ciò che era stato drammaticamente strappato vent'anni fa.
Cerimonie ufficiali, conferenze stampa, meeting, eventi benefici, incontri per gli autografi... le vecchie glorie si sono prestate volentieri alla causa.
In fondo perché non dovrebbero? Se i Rams sono tornati a L.A. anche  il loro appeal ne trae vantaggio. Non c'è nulla di male.
Ovviamente non si può chiedere ad uno come Youngblood di dire fregnacce, o ad un Dickerson di dire menzogne e frasi di comodo. Sono ex atleti, cresciuti esprimendosi a livelli leggendari, tanto da entrare nella Hall of Fame senza troppi problemi. Gente che strappa ammirazione da qualunque vero tifoso di football americano, di qualunque fede sportiva egli sia. Non puoi chiedere ad una leggenda di esprimersi come un fantoccio. Sopratutto a uomini di quella tempra. Loro sono l'essenza del football americano.
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La vendetta di Sean Payton

Scritto da Massimo.

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Nel caso in cui qualcuno si stesse chiedendo in che rapporti fossero rimasti Sean Payton e Gregg Williams, rispettivamente Head Coach e Defensive Coordinator dei New Orleans Saints vincitori del Super Bowl XLIV, dopo lo scandalo denominato “Bounty Gate” del 2012, ieri sera ha avuto una risposta netta e chiara.
Con 11:09 sul cronometro nel quarto quarto, la palla sulle 50 yard, il punteggio di 42-21 in favore dei Saints ed una partita oramai chiaramente incanalata sul binario che portava alla quinta vittoria stagionale di New Orleans, Sean Payton chiamava un trick play nel quale Willie Snead fingeva un end around per poi lanciare ad un solissimo Tim Hightower una palombella che il runningback trasformava in un touchdown da 50 yard senza che nemmeno un difensore dei Rams potesse anche pensare di riuscire ad infastidirlo.
Inutile. Non necessario. Umiliante. Proprio quello che Payton cercava nei confronti di colui che ritiene evidentemente colpevole della sua squalifica per un anno (ovviamente se si crede alla teoria del “io non ne sapevo nulla”, ma oramai siamo cresciuti da un pezzo e sappiamo anche che Babbo Natale non esiste). Lo si notava già sulla sideline, Payton, esultare ad ogni segnatura o bella azione dei suoi come se avesse vinto un Super Bowl. Purtroppo per lui dobbiamo comunicargli che la suq squadra continua ad avere un record negativo, nonostante la smargiassata di ieri sera. Speriamo almeno che si sia levato la soddisfazione ed ora guardi avanti (ma anche sempre un po’ alle spalle, perché, come ha twittato egli stesso nel dopopartita, “Life is a circle”. Per chiunque.
Per passare alla partita, i Rams continuano nella loro serie di partite “stupefacenti”, confermando che la guida tecnica della squadra è letteralmente allo sbando, e non ci stupiremmo di vedere Fisher ed il suo staff, assieme al GM Les Snead, fatti gentilmente accomodare fuori dalla porta a fine stagione, se non prima. La difesa dei Rams è totalmente evaporata ed è stata messa alla berlina sulle corse e sui passaggi indistintamente, tanto che alle volte sembrava non ci fossero in campo gli stessi giocatori che, per tutta la stagione, hanno tenuto a bada quasi tutti gli attacchi che hanno incontrato.
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Il palo del destino

Scritto da Giacomo Giannecchini.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Jared Goff non è un minorato mentale. Alleluja! Dopo la prima partita del “first pick overall” al draft 2016, possiamo scartare questa triste ipotesi. Questo perché Fisher e co., in questi mesi ci hanno parlato di lui come se fosse un prodigio della natura però un po' indietro con lo sviluppo mentale, sfortunato, che seguiva un corso di recupero serale per rimettersi in pari con gli altri.
Oggi sappiamo che non è così. Alleluja ancora una volta.
La partita contro i Miami Dolphins è stata una di quelle che noi tifosi Rams non dimenticheremo facilmente, seppure provassimo a fare delle sedute di ipnosi regressiva. Quando hai un attacco sterile che ha messo su solo 10 punti, la tua unica speranza è avere una difesa che tenga gli avversari lontani da quella cifra. La nostra difesa è talmente dominante che li ha tenuti a 10 punti di distacco. Solo perché non potevano mandarli sotto lo zero nel tabellino, altrimenti lo avrebbero fatto.
Facciamo un salto temporale che sembra anche un salto dimensionale: sette minuti, dalla fine della partita. Dolphins disperati, oramai non possono certo sperare di fare granché, si accontenterebbero di mettere a segno un field goal tanto per non finire nel baratro dello “shutdown”. Il nostro attacco è in campo e per la prima volta sembra aver trovato, seppure tra gli errori e le difficoltà, un ritmo.
Nel drive precedente una stupidissima penalità di Greg Robinson aveva disintegrato il guadagno di una quindicina di iarde che Goff si era conquistanto correndo sull'esterno. Ma adesso siamo già sulle 30 avversarie.
Abbiamo fatto davvero un buon drive ed ora, a 7 minuti dalla fine, c' è da convertire un quarto tentativo e una sola iarda da conquistare.
Anche il telecronista della Fox è sicuro che i Rams tenteranno: mancano solo sette minuti, l'attacco gira, una iarda non è impossibile da guadagnare anche perché la difesa dei Dolphins non sta più giocando “alla morte”. In fondo se sbagli, lasci la palla sulle loro trenta. Non quindi in una posizione molto pericolosa. Ma se lo converti, controllerai l'orologio ancora per un po', ti avvicinerai alla endzone per un possibile TD e sicuramente entrerai in una zona di campo da dove un possibile FG potrebbe essere trasformato senza troppi patemi.
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La vittoria è un gentile omaggio

Scritto da Massimo.

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Occhi puntati sul Los Angeles Coliseum, questa settimana, dove andava finalmente in scena il debutto della prima scelta assoluta Jared Goff, quarterback da California per ottenere il quale i Rams avevano venduto ai Tennessee Titans (possessori dell’agognata prima posizione al draft) tutto il vendibile in termini di scelte per i futuri draft lo scorso aprile, diventato ben presto un oggetto misterioso per la clamorosa decisione di non farlo scendere in campo da parte del coaching staff dei Rams che non lo riteneva ancora pronto per il grande palcoscenico.
Dopo dieci settimane di gioco (undici con il bye) Fisher aveva però deciso di cambiare, non si sa quanto spontaneamente, ed improvvisamente il buon Jared da rookie non in grado di scendere in campo si era trasformato nel giocatore su cui i Rams faranno affidamento da qui a fine campionato e per gli anni futuri.
Guardando la partita di Goff /17/31 per 137 yard, 0 TD, 0 int e 1 sack), il debutto è stato abbastanza positivo, considerando anche le condizioni in cui è stato fatto giocare. L’apprensione del coaching staff era chiara ed evidente nelle chiamate offensive che, in caso di passaggio, non sono mai state particolarmente aggressive o rischiose. Il game plan era semplicissimo: lancia slant veloci o poppettini in mezzo al campo, mai più di sette /dieci yard, possibilmente anche meno, non restare con la palla in mano per troppo tempo e mai, assolutamente mai, liberare il braccione sul profondo, a scanso di equivoci.
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Arrestato Troy Hill

Scritto da Massimo.

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I Rams erano riusciti a stare tranquilli, in questa stagione 2016, per quanto riguarda i problemi fuori dal campo dei propri giocatori. Fino a ieri. Sabato mattina alle 8, infatti, il cornerback Troy Hill è stato tratto in arresto dalla polizia di Los Angeles per sospetta guida sotto l'effetto di droghe o alcolici, dopo aver sbandato e tamponato un furgoncino su una freeway di Los Angeles.
Hill ha dichiarato che si stava recando all'allenamento, ma le sue condizioni apparivano tutt'altro che ideali per svolgere un'attività fisica, ed i poliziotti lo hanno tratto in arresto.
I Los Angeles Rams hanno rilasciato un comunicato in cui dichiarano di essere a conoscenza di quanto sucesso ma di dover ancora svolgere qualche approfondimento con il giocatore ed il suo avvocato per capire esattamente quanto avvenuto. Nel mentre, il giocatore è stato dichiarato inattivo per la partita di oggi contro i Dolphins, cosa che mette un po' in difficoltà la secondaria, nella quale già Trumaine Johnson non si è allenato tutta la settimana ed è stato dichiarato "Questionable" per la partita con Miami.
Troy Hill è stato comunque rilasciato su cauzione di 15mila dollari, ma dovrà affrontare al più presto il processo previsto per questi casi, dopo il quale potrà arrivare anche qualche provvedimento di sospensione da parte della National Football League.
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